Tutti contro la discarica di amianto? Ai posteri l’ardua sentenza.

13 08 2021

Facciamo un po’ di storia per capire cosa sta succedendo sul territorio della Valsamoggia e zone limitrofe.

Il 23 luglio 2020 la Unirecuperi Srl, società controllata da Iren Spa, ha presentato alle Regione Emilia-Romagna un progetto riguardante la realizzazione di una discarica per rifiuti contenenti amianto, in località Castello di Serravalle, al confine del comune di Savignano sul Panaro.

Ovviamente, questo progetto ha giustamente scatenato le proteste delle popolazioni limitrofe all’area interessata, motivate dai rilevanti impatti ambientali e sanitari che tale impianto potrebbe causare.

La procedura amministrativa per l’eventuale autorizzazione dell’impianto esige una “Valutazione d’impatto ambientale” ed una “Autorizzazione integrata ambientale” che prevedono la possibilità di presentare osservazioni al progetto da parte degli enti e dei portatori d’interesse e di qualsiasi cittadino. Il nostro Comitato, come altri 34 soggetti interessati, ha presentato delle osservazioni.

In estrema sintesi, le osservazioni presentate sostengono quanto segue:

  1. Il nome di “Parco Tecnologico” associato al progetto è fuorviante, in quanto basato su un brevetto scaduto e senza previsioni di ricerca e/o sperimentazione di tecnologie “pulite” per il trattamento dell’amianto. In realtà, il nome altisonante del progetto nasconde una vetusta discarica tradizionale di amianto, con enorme capacità di stoccaggio (oltre 1,3 milioni di metri cubi), senza alcun trattamento di “inertizzazione” a tutela della salute. Stiamo parlando di un materiale, l’amianto, riconosciuto come cancerogeno per l’essere umano e di un sito di stoccaggio collocato ai piedi di un calanco geologicamente fragile, prossimo a centri densamente abitati come la citta di Vignola, a soli 2 km di distanza, che potrebbero essere investiti da polveri e fibre in quantità incontrollate e potenzialmente letali.
  2. Si ritiene che la tipologia “discarica di rifiuti non pericolosi” scelta dal proponente, unitamente alla modalità di gestione indicata dal progetto, il conferimento di tre diverse tipologie di rifiuti miscelati tra loro, ovvero l’unione ed il ricoprimento dell’amianto con ceneri da incenerimento e fanghi industriali, questi ultimi due rifiuti anche di tipologia pericolosa, sia incompatibile con quanto consentito dalla normativa vigente sulle discariche.
  3. Si ritiene che l’intervento proposto NON sia coerente con le indicazioni del “Piano Amianto” della Regione Emilia Romagna, Infatti, l’indicazione di aree idonee alla localizzazione di discariche per rifiuti contenenti amianto compete all’amministrazione provinciale, la quale non ha indicato nuovi siti per discariche idonee a contenere rifiuti di amianto. La discarica proposta, per l’elevata potenzialità di stoccaggio, la renderebbe fruibile anche da rifiuti provenienti da fuori regione: si passerebbe dall’attuale esportazione fuori regione (v. Piano Amianto regionale) all’importazione di rifiuti con amianto. Infine, la collocazione della discarica proposta si caratterizza per la scelta di un’Area tutt’altro che “Ecologicamente Attrezzata”, come invece richiesto dal “Piano Amianto” regionale. II sito è collocato in un contesto ambientale estremamente fragile, sul declivio di un calanco a rischio frane a breve distanza da centri abitati densamente popolati come la Città di Vignola, con 26.000 abitanti, a circa 2 km dal sito, con viabilità d’accesso molto stretta e pertanto vietata a mezzi con stazza a pieno carico superiore ai 35 quintali.

Per dovere di cronaca dobbiamo sottolineare che che tutti gli enti preposti a fornire pareri hanno preliminarmente espresso posizioni fortemente contrarie a questo progetto.

Ebbene, queste osservazioni e molte altre presentate dai molti portatori d’interesse, hanno fatto si che la Regione ha imposto alla Unirecuperi la presentazione di studi integrativi, entro la metà di settembre 2021. Dopo questo termine i cittadini sapranno se gli enti manterranno la loro contrarietà oppure, come disse il poeta, “ai posteri l’ardua sentenza”.


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