Telefonia mobile: dal 2G al 5G, quali rischi per la salute?

10 11 2019

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Le principali compagnie telefoniche operanti in Italia vogliono introdurre la quinta generazione tecnologica (5G) per la telefonia mobile. Si tratta di utilizzare frequenze di comunicazione molto più elevate rispetto a quelle utilizzate sino ad oggi: si passerebbe dall’attuale frequenza massima di 2,6 GHz (1 Giga Hertz corrisponde a 1 migliardo di oscillazioni al secondo) per il 4G, alla frequenza massima di 27 GHz per la tecnologia 5G. Lo scopo di questo aumento di frequenza sarebbe quello di aumentare la velocità di trasferimento dati mediante la rete di telefonia mobile.

Il fatto è che ci allontaniamo sempre più dalla bande delle frequenze radio, in uso da decenni, per entrare pienamente nel campo delle microonde, che invece non hanno mai pervaso i nostri ambienti di vita in modo quotidiano.  Questo passaggio di tecnologia avviene (sono in corso le prime sperimentazioni), senza che sia stata eseguita una preventiva sperimentazione degli eventuali effetti a lungo termine delle microonde (a 27 GHz) sui sistemi biologici e nonostante le attuali frequenze utilizzate per la telefonia mobile siano già sospettate di indurre gravi effetti sui sistemi biologici e in particolare sulla salute umana.

Molti Comuni italiani (ad oggi quasi un centinaio), tra cui Monte San Pietro, hanno scelto di attuare una moratoria all’installazione di impianti 5G sul proprio territorio, a scopo precauzionale, in attesa che vi siano sperimentazioni e chiare indicazioni sulla non nocività di tale tecnologia per la salute umana e per l’ambiente.

Nascono dunque importanti interrogativi: la nostra società, i consumatori, la politica, sono al corrente di potenziali rischi per la salute del 5G? Ha senso attuare scelte precauzionali nell’introdurre nuove tecnologie, così come nuovi materiali, nell’ambiente e nella vita quotidiana?

Ne parleremo mercoledi 20 Novembre 2019 con esperti del settore, per capire meglio di cosa si tratta, senza pregiudizi e senza superficialità.