Quale trasparenza? Quale partecipazione?

20 05 2014

Sono concetti legati da un filo invisibile che si chiama “informazione”. Senza trasparenza da parte della pubblica amministrazione non c’è libera informazione del cittadino e senza informazione non può esserci partecipazione nella gestione della cosa pubblica. Questi ingredienti basilari della democrazia sono spesso solo proclami che si rinnovano ogni 5 anni, nei diversi programmi elettorali, come in questi giorni … Purtroppo, la nostra esperienza non ha mai visto mettere in pratica nessuna di queste promesse, anzi la partecipazione è uno “spettro” molto temuto dalla politica.

trasparenza

L’esempio più evidente lo troviamo nella nostra realtà: sono 4 anni che come associazione facciamo periodicamente accesso agli atti presso il Municipio di Bazzano in materia ambientale. Quasi sistematicamente passano i 30 giorni di rito nel silenzio più totale, e quindi ricorriamo al Difensore Civico regionale che sollecita il Comune … ma quasi mai accade qualcosa. Ad oggi abbiamo numerosi accessi agli atti che non hanno mai ricevuto risposta, nonostante il sollecito del Difensore (es. si vedano i solleciti qui e QUI). Qualcosa non va!

Su molti argomenti abbiamo inviato istanze e proposte al Sindaco e al Consiglio, come sulla nuova strada Bazzanese e sulle attività estrattive, senza ricevere risposta. Abbiamo presentato la protesta di 120 residenti, rispetto ad un accordo pubblico-privato che prevede la costruzione di un magazzino robotizzato alto 30 metri e con oltre 10.000 mq di superficie, un vero “eco-mostro”, ma nessuna risposta è pervenuta! No, la partecipazione spontanea non piace alle amministrazioni!
La politica preferisce utilizzare strumenti ben inquadrati, come le conferenze di pianifi cazione, le consulte, i percorsi partecipativi, dando l’illusione di una sovranità popolare. Tutte situazioni “regimentate”, puri passaggi burocratici, dove il parere del cittadino è solo consultivo e quasi mai allineato con la posizione dell’amministrazione, su decisioni spesso concordate altrove. Ne è un esempio il Piano Urbanistico appena approvato, arrivato in conferenza di pianificazione nel 2011 già “preconfezionato”: 5600 nuovi alloggi e 85 ettari di nuove aree industriali. Nonostante il disappunto espresso da soggetti della società civile e associazioni come la nostra, nulla è cambiato.

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