Referendum Trivelle – evento informativo il 13 aprile a Monteveglio

9 04 2016

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Vota SI … se vuoi fermare le trivellazioni e mettere fine alla ricerca e all’estrazione di petrolio e gas nei mari italiani, almeno entro il limite di 12 miglia nautiche dalla costa.

Vota SI … se vuoi che sia ridiscussa la politica energetica del paese, mettendo al centro gli impegni assunti dall’Italia per limitare le emissioni di gas di serra che alterano il clima.

Vota SI … se credi che invece di puntare sui pochi giacimenti di gas e di petrolio italiani, sia meglio proteggere altre risorse economiche: turismo, agricoltura, beni culturali, ambiente.

Il Referendum è uno strumento di democrazia stabilito dalla Costituzione, tramite il quale il popolo può abrogare una legge esistente oppure venir consultato per un parere, legalmente non vincolante,
circa una determinata questione politica. A quanto pare, questo strumento è oggi vissuto come uno scomodo fardello, talvolta insopportabile per chi legifera. È infatti accaduto che nuovi leggi, sottoposte a referendum abrogativo, abbiano ottenuto un netto dissenso da parte della società civile: è il caso del referendum abrogativo contro la reinstallazione di centrali nucleari o la decisione di privatizzare un bene comune primario come l’acqua (2011). Ma l’aspetto eclatante è il fatto che la politica, su molti risultati referendari, abbia fatto orecchie da mercante: uno su tutti il caso dei finanziamento ai partiti, abrogato con il referendum del 1993 e reintrodotto come rimborso elettorale!

Ciò nonostante, il referendum rimane forse l’unico mezzo di reale partecipazione popolare, per esprimere la propria opinione e in modo diretto, sugli argomenti politici che ci riguardano. Qualunque sarà l’esito del voto e le conseguenti azioni della politica, varrà la pena esprimere il proprio parere! Maggiore sarà la partecipazione, più alto sarà il livello di democrazia e la responsabilità che metteremo nelle mani della politica.

Dunque, tutti al VOTO, domenica 17 aprile!

Le urne saranno aperte dalle ore 7 alle 23. Portate scheda elettorale e documento d’identità!





Lettera aperta ai Sindacati – espansione Ilpa

11 03 2016

Spett.li

Sindacati Filctem–Cgil, Femca–Cisl, Uiltec-Uil e RSU dei lavoratori Ilpa

 

Oggetto: lettera aperta – progetto di espansione Ilpa

 

Egregi,

abbiamo appreso dell’assemblea da Voi indetta a Bazzano per discutere in merito al blocco della Soprintendenza sul progetto d’espansione di Ilpa.

Sottolineando il massimo rispetto da parte nostra per i lavoratori di Ilpa e per il tema dell’occupazione, desideriamo comunicarVi quanto segue.

Come è noto, le scriventi associazioni, rispetto all’ipotesi di un’espansione industriale, incentrata su un magazzino automatizzato alto 30 metri e la demolizione del Mulino di Mezzo, hanno espresso una posizione contraria da circa 5 anni a questa parte, ovvero da quando si è sentito parlare di tale progetto.

Non si era contrari all’espansione a prescindere: sin da allora si propose per iscritto all’amministrazione di salvare il Mulino e ridurre l’altezza del magazzino, senza ricevere alcuna disponibilità a discuterne nel merito.

Più precise osservazioni, in particolare sugli impatti ambientali, sono state formalmente espresse al Comune di Valsamoggia una volta che il progetto è stato reso pubblico, ovvero solo a giugno 2014!

In quell’occasione si comprese anche che il volume del magazzino era nel frattempo raddoppiato (150x60x34), rispetto alle voci di piazza circolate sino ad allora (100x50x30).

Dunque, il nostro punto di vista, per quanto possa non essere condiviso, è stato espresso ai referenti politici delle due amministrazioni che si sono succedute, in molteplici occasioni e modalità (documentabili), dal novembre 2010 ad oggi.

Non possiamo quindi stupirci se oggi, dopo richieste di dialogo inviate ai politici, mediante lettere e raccolte di firme, tutte rimaste inascoltate, si sia arrivati a presentare ben 3 ricorsi al TAR, tuttora in attesa di sentenza e non rigettati!

Crediamo che a tali politici debbano essere addossate tutte le responsabilità della tensione sociale che si è andata creando, determinata da una sbagliata gestione del territorio, da un’inadeguata tutela dei beni culturali e, in primo luogo, dall’incapacità di coinvolgere i cittadini sulle scelte che li riguardano da vicino.

Invitiamo tutti a riflettere sul perchè la situazione si sia esasperata e se ciò sia veramente necessario. Presumiamo che se Voi Sindacati oggi parlate di rischio delocalizzazione, sia perchè l’azienda vi ha prospettato questa ipotesi.

Questa “minaccia” è la stessa avanzata dalla politica 5 anni fa, per giustificare l’introduzione di deroghe urbanistiche in favore del progetto d’espansione. Eppure, da allora, come Voi stessi sottolineate, l’azienda è cresciuta ulteriormente sul territorio.  Ci pare quindi che questo allarme delocalizzazione, abbia unicamente lo scopo di ottenere l’approvazione incondizionata di tale progetto, senza una minima disponibilità alla revisione, senza possibili punti d’incontro tra le esigenze del territorio e quelle dell’azienda.

Avremmo preferito, che questo ruolo di mediazione sulla gestione urbanistica fosse il Comune a condurlo, nel rispetto e a garanzia di tutte le parti, ma purtroppo così non è stato.

Noi ora ci troviamo a sostenere, e Voi a biasimare, le azioni di una Soprintendenza che sta semplicemente facendo il suo lavoro.

Noi a criticare, Voi a minimizzare, un progetto d’espansione con impatti ambientali ed un rischio incendio che, per quanto se ne dica, sono elevati e, non ci pare, che abbiate voluto approfondire.

Noi a denunciare, Voi ad “avallare”, presunte procedure illegittime da parte del Comune, quando invece dovremmo tutti attendere e sollecitare le sentenze del TAR.

In conclusione, ci chiediamo per quale motivo Cultura, Ambiente, rispetto delle Regole ed Occupazione non possano coesistere.

A nostro parere questi temi devono necessariamente coesistere, come ingredienti fondamentali per una società civile.

 

Bazzano, 11 marzo 2016,

Comitato Bazzanese Ambiente e Salute ONLUS

Comitato Tutela Territorio di Savignano

Comitato Attenti al Cubo

Comitato Piumazzese NO alle CAVE

Comitato San Cesario Soccorso al Territorio

Italia Nostra, sezioni di Spilamberto e Modena

(il pdf della lettera)





La Cassava di Charles

15 06 2015

Anche la nostra Associazione vuole impegnarsi verso un aiuto alle popolazioni povere dell’Africa, proponendo un progetto di crowdfunding denominato “La Cassava di Charles“.

Radice di cassava gigante - foto IITA

Radice di Cassava gigante – foto IITA

Si tratta di un progetto di piccola impresa basato su cibo, agricoltura e ambiente, derivato dallo studio di quello che è già stato fatto prima di noi da diverse ONG. Il principale obiettivo è quello di creare un circuito di nuove imprese agricole in Nigeria; lo strumento è quello del credito derivante da un finanziamento collettivo. Il denaro verrà erogato ad una impresa capofila che, nella sua crescita lo restituirà “a catena”, facendo da “incubatore” per nuove imprese simili alla prima.

Charles è un giovane nigeriano diplomato in Economia, emigrato regolarmente in Italia nel 2008, alla ricerca di una vita migliore, lasciando moglie e figli “temporaneamente” in Nigeria. Oggi Charles vuole ritornare a casa con un nuovo progetto di vita, per poter aiutare la sua famiglia ed altre persone del suo paese ad uscire dalla povertà.

Se vuoi scoprire di cosa si tratta puoi scaricare il progetto qui, oppure lo puoi trovare e finanziare direttamente su www.produzionidalbasso.com, cercando il progetto “La Cassava di Charles”.





Quale trasparenza? Quale partecipazione?

20 05 2014

Sono concetti legati da un filo invisibile che si chiama “informazione”. Senza trasparenza da parte della pubblica amministrazione non c’è libera informazione del cittadino e senza informazione non può esserci partecipazione nella gestione della cosa pubblica. Questi ingredienti basilari della democrazia sono spesso solo proclami che si rinnovano ogni 5 anni, nei diversi programmi elettorali, come in questi giorni … Purtroppo, la nostra esperienza non ha mai visto mettere in pratica nessuna di queste promesse, anzi la partecipazione è uno “spettro” molto temuto dalla politica.

trasparenza

L’esempio più evidente lo troviamo nella nostra realtà: sono 4 anni che come associazione facciamo periodicamente accesso agli atti presso il Municipio di Bazzano in materia ambientale. Quasi sistematicamente passano i 30 giorni di rito nel silenzio più totale, e quindi ricorriamo al Difensore Civico regionale che sollecita il Comune … ma quasi mai accade qualcosa. Ad oggi abbiamo numerosi accessi agli atti che non hanno mai ricevuto risposta, nonostante il sollecito del Difensore (es. si vedano i solleciti qui e QUI). Qualcosa non va!

Su molti argomenti abbiamo inviato istanze e proposte al Sindaco e al Consiglio, come sulla nuova strada Bazzanese e sulle attività estrattive, senza ricevere risposta. Abbiamo presentato la protesta di 120 residenti, rispetto ad un accordo pubblico-privato che prevede la costruzione di un magazzino robotizzato alto 30 metri e con oltre 10.000 mq di superficie, un vero “eco-mostro”, ma nessuna risposta è pervenuta! No, la partecipazione spontanea non piace alle amministrazioni!
La politica preferisce utilizzare strumenti ben inquadrati, come le conferenze di pianifi cazione, le consulte, i percorsi partecipativi, dando l’illusione di una sovranità popolare. Tutte situazioni “regimentate”, puri passaggi burocratici, dove il parere del cittadino è solo consultivo e quasi mai allineato con la posizione dell’amministrazione, su decisioni spesso concordate altrove. Ne è un esempio il Piano Urbanistico appena approvato, arrivato in conferenza di pianificazione nel 2011 già “preconfezionato”: 5600 nuovi alloggi e 85 ettari di nuove aree industriali. Nonostante il disappunto espresso da soggetti della società civile e associazioni come la nostra, nulla è cambiato.





Correte! E’ arrivato il Giornalino!

17 05 2014

Giornalino-PSC_bannerE’ finalmente uscito il nuovo Giornalino di Comitato, il file pdf lo puoi scaricare QUI.

In questa edizione analizziamo i seguenti temi:

  • il nuovo PSC di Valsamoggia
  • trasparenza e partecipazione
  • regole uguali per tutti
  • proposte ai futuri amministratori
  • problemi ambientali nei nostri Municipi

Buona Lettura!

 





Proposte ai futuri amministratori

17 05 2014

“Proposte Ambientali” rivolte alle forze politiche che concorrono alle Elezioni Amministrative 2014

In considerazione delle elezioni amministrative 2014, rivolgiamo a tutte le forze politiche che si candidano al governo del Comune di Valsamoggia le seguenti proposte di amministrazione, gestione e tutela del territorio.

L’elenco completo di proposte lo trovate (QUI):

Un breve estratto, con i punti che riteniamo fondamentali, è il seguente:

DEMOCRAZIA: lo Statuto del nuovo Comune non rispetta le comunità locali, in quanto non assegna ai Municipi alcun potere decisionale o di spesa, ma solo “compiti e funzioni” e pareri “obbligatori” puramente consultivi, che non saranno vincolanti sulle decisioni del comune centrale. In particolare, questo si verificherà puntualmente se la maggioranza di un Municipio avrà colore politico diverso da quella del Comune. Immaginiamo che “alla lunga” il ruolo del Consigliere di Municipio risulterà frustrante e incapace di rappresentare compiutamente la volontà popolare. Proponiamo pertanto di modificare lo Statuto (Art. 34), al fine di conferire almeno il potere di veto ai Consigli di Municipio, in merito a scelte che hanno ripercussioni preminenti sul proprio territorio; ad esempio l’apertura di attività a rilevante impatto ambientale, la realizzazione di opere pubbliche, la pianificazione territoriale (PSC, POC, PAE, etc.).

CULTURA E TUTELA DEL TERRITORIO: il nuovo PSC, nei prossimi 15 anni prevede la creazione di nuove aree industriali e residenziali e ulteriori strade; perderemo per sempre 3 milioni e 500 mila mq di suolo agricolo, pari ad un quarto del territorio di Bazzano! Proponiamo pertanto:
• Il censimento immediato di abitazioni ed edifici industriali vuoti o da recuperare, ed il conseguente scorporo dal fabbisogno del PSC, mediante variante, stralciando prioritariamente le aree di espansione che consumano terreno vergine;
• La tutela del paesaggio limitando le altezze massime degli edifici industriali a 10 m e la revisione degli accordi pubblico-privato che sono in conflitto con l’ambiente e la tutela del territorio;
• La revisione delle esistenti attività a rilevante impatto ambientale, ad esempio discariche, cave estrattive, creando un registro comunale delle “aziende insalubri” (come previsto dall’art. 216 del R.D. 1265/1934) e verificando se gli impatti sono mutati nel tempo e compatibili con gli insediamenti abitativi e con l’ambiente.





Nasce Valsamoggia … e il cemento cade a pioggia!

17 05 2014

Una pianificazione urbanistica illogica e anacronistica

pecorone-03-sviluppoPochi sanno che a dicembre 2013, appena prima di avviare la fusione di Valsamoggia, i comuni dell’area Bazzanese hanno approvato il Piano Strutturale Comunale (PSC), lo strumento urbanistico che definisce quali aree saranno oggetto di nuova edifi cazione. Il Piano permette la costruzione di 5600 nuovi alloggi, su una superifi cie di 150 ettari, e nuove aree industriali per un consumo di suolo di 85 ettari, su terreni che oggi sono ad uso agricolo.

La chiamano “offerta insediativa”, ma non corrisponde ad un reale aumento demografico della nazione. Si tratta in gran parte di migrazioni provenienti dai centri urbani, che vengono stimolate da un vantaggioso differenziale di prezzo del mattone tra città e campagna. Tutto ciò avviene con cieca compiacenza dei comuni di periferia, abbagliati dall’obiettivo di incamerare oneri di urbanizzazione, che però si ritrovano in breve tempo con carenze di servizi: la mancanza di scuole, asili e assistenza sociale. Le nuove opere e servizi richiedono costi fissi di mantenimento, mentre gli oneri di urbanizzazione si esauriscono in 5-6 anni. E il debito del comune aumenta! Perchè poi servirebbero nuovi alloggi quando già nel 2007 l’Istat stimava 1400 abitazioni vuote nell’area Bazzanese? Oggi saranno molte di più, ma nessuna amministrazione ha fatto un censimento degli alloggi disponibili.

E allora, ancora cemento e sacrificio di territori fertili in nome di un modello di sviluppo che non ha funzionato, completamente sbagliato sia dal punto di vista economico sia occupazionale. La richiesta edilizia è intrinsecamente limitata al fabbisogno fisiologico di una popolazione. Saturare il mercato con nuovi edifici, anzichè ristrutturare gli esistenti, significa mettere in crisi un intero settore economico, oltre che creare squilibri sociali ed irreversibili danni ambientali. Senza considerare l’aggravio del carico urbanistico sulla vallata assolutamente non necessario: maggior traffico, maggiori richieste di servizi, maggiori impatti.
Quale “obiettivo di sostenibilità” ci può mai essere per un territorio che gradualmente perde la connotazione di area agricola e diviene sobborgo dormitorio e periferia della città? Quale intelligente pianificazione può mai prevedere aree industriali che si diffondono a macchia di leopardo, fino a costringere campagne ed aree residenziali ad una difficile convivenza con impatti molesti ed insalubri? Eppure l’obiettivo guida del Piano (art. 5.3 della Relazione generale) è “arrestare il processo di crescita dei territori urbanizzati”. Dov’è la coerenza tra il consumo di 235 ettari di suolo e l’obiettivo guida del Piano?

Vedi QUI per il Giornalino del Comitato sul piano urbanistico e le questioni ambientali di Valsamoggia.